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Intervista a Makoto Yukimura (Planetes, Vinland Saga) – parte 1

REALQ ha intervistato Makoto Yukimura, affermato fumettista giapponese autore di Planetes e Vinland Saga. Questo articolo è una semplice traduzione, potete trovare la versione originale qui.

Domanda: Che tipo di bambino eri?
Yukimura: Ero un bambino molto rilassato, che impiegava veramente tanto tempo per prendere una decisione. Solitamente facevo tardi a cena perché mi perdevo tra un pensiero e l’altro. Una volta mentre stavo toccando in modo alterno gli occhi di una lumaca, mi accorsi che la notte era giunta all’improvviso. Mi chiedevo sempre perché i miei amici andassero sempre di fretta. Mi concentravo su qualcosa e perdevo la capacità di dire se il tempo passasse più o meno velocemente.

Domanda: Quando hai letto per la prima volta un manga?
Yukimura: Avevo cinque anni e il manga era “Dr. Slump” di Akira Toriyama. Pensavo che la copertina fosse molto figa. Quando ero piccolo, credevo che la copertina e i disegni della storia fossero disegnati da persone diverse. (ride)

Però prima del manga avevo già guardato l’anime di “Dr. Slump”. Solo più tardi, quando me lo disse qualcuno, venni a sapere dell’esistenza del manga su cui si basava e in questo modo scoprii la rivista settimanale su cui veniva serializzato.

All’inizio ero dubbioso. Non capivo perché ci fosse bisogno sia del manga sia dell’anime. Perché fare la stessa cosa due volte? Tuttavia dopo aver visto l’anime e letto il manga ho capito il motivo, ciascuno ha le proprie preferenze.

Domanda: I tuoi genitori ti hanno mai detto niente per il fatto di leggere i manga?
Yukimura: No, non mi hanno mai detto niente. Nonostante venissero da una generazione che riteneva che chi leggesse i manga fosse stupido non mi hanno mai detto niente, così come non mi dissero niente quando dissi a 16 anni di voler disegnare manga.

Domanda: C’era qualcosa che i tuoi genitori, fratelli o amici ti ripetevano spesso?
Yukimura: Sicuramente c’era qualcosa che mi ripetevano spesso ma non lo ricordo perché probabilmente ero concentrato a fare altro e non li ascoltavo. Tuttavia una cosa che ricordo bene mi venisse ricordata costantemente era di fare attenzione alle macchine. O perlomeno di non morire. (ride)

Nonostante ciò, sono rimasto coinvolto in un incidente stradale. Una volta stavo al parco e giocavo con i miei amici, a un certo punto corsi sulla strada e venni colpito sul fianco da una berlina. Passai sopra la macchina – cofano, parabrezza, tetto, lunotto ed infine il bagagliaio. Sorprendentemente non mi feci troppo male e tornai poi a giocare nel parco.

A dir la verità ho avuto anche un altro incidente.

Ero in macchina con mia sorella, stavamo scendendo giù da una collina quando all’improvviso comparve una macchina e ne colpimmo il fianco. Io ero seduto nel sedile posteriore e fui lanciato in avanti come una catapulta. Mia sorella fu così sorpresa che urlò “Mako stai volando!” Sorprendentemente non mi feci male nemmeno questa volta e decidemmo di non raccontare l’accaduto a nostra madre (ride)

Domanda: Il tuo modo di pensare è cambiato dopo l’incidente?
Yukimura: Penso che se sono cambiato non me ne sia accorto. Nonostante abbia vissuto un’esperienza quasi mortale, non mi sono fatto quasi niente. È stato ben più spaventoso affrontare dopo l’ira di mia madre. (ride)

Riguardo al “modo di pensare”, sono un po’ diverso. Come se mi mancasse qualcosa. Spesso mi capita che non riesca a comprendere per bene una conversazione anche se resto sempre concentrato su cosa stia dicendo l’altra persona. La ragione? Se devo essere onesto è perché inzio all’improvviso a pensare a qualcos’altro, anche solo per un momento.

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Domanda: Avevi problemi nel prestare attenzione anche a scuola durante le lezioni?
Yukimura: Si, sopratutto durante le lezioni che non mi interessavano. Ho continuano ad avere questo problema anche alle superiori, dove spesso ero seduto in classe e prima che me ne rendessi conto la campanella cominciava a suonare. Nel frattempo avevo riempito il quaderno di… disegni.

Domanda: Gli insegnanti o i tuoi amici non dicevano niente?
Yukimura: Alle superiori non avevo molti amici, quindi nessuno mi disse niente. Ho frequentato scuole piuttosto buone quindi i miei compagni studiavano parecchio. La sensazione che fossi diverso dalla maggior parte delle persone intorno a me ebbe un grande effetto sulla mia persona. Non riuscivo a integrarmi. Vivevo nel mio mondo personale.

Domanda: La vita da studente ti rendeva troppo ansioso?
Yukimura: L’ansia era l’unica cosa che sentivo davvero. In un certo senso, la scuola non è un microcosmo della società? Nonostante fosse un microcosmo, c’era questa sensazione di essere lasciato indietro. Questa cosa mi rendeva ansioso e triste. Ma come risultato di questa sofferenza, conobbi la società che esisteva al di fuori di questo microcosmo, una società che non avevo mai vissuto nel microcosmo della scuola.

Domanda: Cosa ti ha guidato in questa epifania?
Yukimura: Un giorno di punto in bianco mi sentii completamente devastato. Avevo sedici anni. Un autunno dopo la scuola pensai tra me e me “Finirò le superiori perché non voglio rattristare i miei genitori. Ma è impossibile che riesca a continuare a vivere a lungo nel microcosmo della scuola”. Era proprio come quel momento in cui una tazza viene riempita fino all’orlo d’acqua e all’improvviso la tensione superficiale si spezza con l’acqua che trabocca di fuori.

Tuttavia, questo pensiero mi fece sentire meglio. Fino a quel momento, la “regola” che determinava il successo fin dal primo anno delle superiori era prendere buoni voti, entrare in un buon college e poi trovare lavoro in una buona compagnia. Questa regola aveva al suo interno tutto un insieme di valori su come una persona dovrebbe vivere la propria vita. Quando decisi che non era la regola che volevo usare per misurare la mia vita, le cose divennero molto più semplici per me. Ero abituato a consumarmi di preoccupazione per il fatto di dover prendere buoni voti che mi avrebbero permesso di entrare all’università. “Per favore, fammi solo diplomare!” spostare la mia vita su quest’altra regola mi ha salvato la vita.

Ovviamente penso di aver fatto innervosire parecchio i miei genitori. A quel tempo c’era la radicata convinzione che la formazione accademica fosse importante e che lavorare in una buona compagnia fosse quello che ti rendesse una buona persona. A quel tempo era come dire “Tuo figlio non troverà mai il suo posto nel mondo”.

Era come buttare via la regola più importante e sostituirla con una nuova regola che era un po’ piegata e coperta da segni indecifrabili. (ride)

Domanda: C’è stato qualcuno dei tempo delle superiori che ha avuto una forte influenza su di te?
Yukimura: Un professore che insegnava letteratura classica. Apparentemente era un professore con un bizzarro modo di interpretare le opere. Ebbe un grande impatto sulla mia formazione con le lezioni dove parlava di quanto fossero belle le storie di Micheal Ende. Mi fece conoscere “La Storia Infinita”. Una volta letto, Ende divenne tra gli autori che maggiormente mi hanno influenzato.

Era il primo libro che leggevo dove qualcuno scriveva perché aveva un senso di dovere e un obiettivo in relazione alla società e al mondo. Pensavo che qualcuno che scriveva libri perché sentiva che era qualcosa che doveva fare fosse qualcosa di bellissimo.

Nella seconda parte dell’intervista Makoto Yukimura parlerà del suo lavoro di mangaka focalizzandosi sul suo manga attualmente in corso “Vinland Saga”. Link per la seconda parte.

 

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Ijneb
Un semplice pinguino antartico, attualmente in soggiorno in Italia grazie a uno scambio culturale. Ha una scorta infinita di Kinder Pinguì con cui rinfrescarsi nella afose giornate estive tra la lettura di un manga e l'altro.