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NicchiaGMW: Il pene del senpai

E dire che in realtà io, a questo nicchiaGMW, manco volevo partecipare. Sentivo di non avere il titolo giusto di cui parlare, stavolta.
O almeno era quello che credevo fino a questo Lucca Comics e alla conferenza della J-Pop, che mi ha ricordato di un titolo a cui non avevo inizialmente pensato.

L’editore milanese ha tirato fuori dal cilindro, come solo i migliori prestigiatori sanno fare, un titolo meraviglioso e totalmente inatteso, un volume unico di cui mi ero innamorato fin dalla prima lettura, che in futuro (non servirà attendere ancora a lungo: la sua uscita è infatti prevista a marzo) non potrà non mancare nel mio scaffale, e che spero di invogliarvi a leggere. E no, non sto parlando di My Lesbian Experience With Loneliness, perché quello ormai lo conoscono anche i sassi nel gruppo, ma soprattutto perché non vorrei ripetermi, dopo averne già parlato approfonditamente qui.

Il 2012 vive ancora, scusa Karim

No, stavolta voglio elogiare la follia, quella di un autore di creare uno dei più articolati dickjoke di sempre e quello di un editore italiano di investire soldi per distribuirlo sul suolo italico.
Perché quei pazziuomini della J-Pop hanno deciso di farsi perdonare da me, che ancora li bestemmiavo dietro per quel volume 8 di Welcome to the NHK con metà delle pagine bianche, annunciando “Sore wa Tada to Senpai no Chinko”, ovvero “Il Pene Del Senpai”.
O, come forse è più noto, il manga dei cazzi staccabili.

Le premesse di questa raccolta di storie brevi (praticamente ogni capitolo è, infatti, una breve storia autoconclusiva) sono infatti molto semplici: cosa succederebbe se un giorno si scoprisse che i peni sopravvivono una volta amputati e che diventano a tutti gli effetti degli animaletti? E che inoltre ricrescono dopo poco tempo, un po’ come le code delle lucertole? E che è praticamente normale tagliarli alle persone, e che addirittura c’è un negozio che vende alla gente urinatoi/ghigliottina per rendere il tutto più semplice?

Sì Giovanni, stai davvero una favola. Sì, si chiama davvero Giovanni.

Grazie al buon vecchio fattore WTF tanto caro ai giappi che l’opera di Youichi Abe incarna appieno quella che ci troviamo davanti è una lettura molto, molto divertente. Confesso che poche cose mi hanno contemporaneamente fatto ridere così tanto mentre desideravo di avere quattro mani solo per potermele mettere tutte insieme contemporaneamente nei capelli.

Ed il fattore divertimento è il motivo principale per cui ve ne consiglio la lettura, perché si tratta di una commedia breve, che ha dalla sua anche uno stile di disegno molto riconoscibile e gradevole nella sua semplicità, che non potrà non strappare un sorriso a dei degenerati come voi che siete arrivati oltre la prima riga di un’articolo in cui vi consigliano un’opera che parla di cazzi staccabili.

Ma la consiglio anche perché Sore wa Tada to senpai no Chinko non è solo comicità volgare, semmai grottesca e surreale, e nasconde anche altro.
Le storielle non sono infatti un mero pretesto per fare battute da cinepanettone, e anche se il manga è pieno di momenti esilaranti ci sono anche momenti seri, in cui si espongono una morale e riflessioni sul modo di comportarsi dei personaggi, che rispecchiano dinamiche comportamentali e relazionali che vediamo anche nella vita di tutti i giorni.

Come se l’autore volesse dirci che siamo più che dei semplici pezzi di carne e che il nostro pene non è sufficiente a definire noi e neppure la nostra relazione con una persona. Forse.
O, per usare le sue parole:
“Mentre disegnavo ci sono state vari momenti in cui mi sentivo gli occhi lucidi. Anche se è solo un cazzo… Già, anche se è fuori discussione che piangerei per un cazzo, per qualche ragione, sento che potrei piangerci sopra proprio perché è un cazzo.”


NicchiaGMW di Ettore Ghezzo.

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