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Recensioni

Belle di Mamoru Hosoda

Mamoru Hosoda ci aveva già avvertito con Summer Wars: alla fine la colpa è sempre degli americani
Ovviamente ci si riferisce all’esclusione dell’ultima fatica del regista, Belle, dagli Oscar. Una decisione molto opinabile per chi ha visto il film, ma che non delude, dal momento che la giuria americana si è sempre dimostrata inesperta di animazione.
Tuttavia non siamo qui per discutere di quanto siano stupidi gli abitanti degli Stati Uniti d’America, ma per parlare di Belle, un film che riconferma le grandi capacità del regista dopo una “mezza” uscita a vuoto come Mirai. Il film è stato proiettato in anteprima al festival “Alice nella città”, dove noi l’abbiamo visto. Per i plebei come voi il film sarà disponibile dal 17 Marzo nelle sale italiane

Belle: Ryu to Sobakasu no Hime” parla dell’ascesa della protagonista Suzu, incapace di cantare a causa di traumi passati, proprio come cantante in un mondo virtuale chiamato “U”, nel quale incontrerà il “Drago” (corrispondente della “Bestia” nella conosciutissima favola), un utente odiato da tutti che crea scompiglio all’interno di U. La storia si evolverà intorno al rapporto tra i due oltre che intorno alla crescita personale di Suzu

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L’opera riprende un setting già visto più volte nelle opere di Hosoda, a partire dai uno dei suoi primi lavori “Digimon: Bokura no War Game” fino al più famoso “Summer Wars”: Internet. Non a caso all’uscita del trailer di Belle furono fatti molti paragoni con le opere precedenti, arrivando persino a dire che sembrasse “una copia carbone”
Nonostante questi paragoni non siano totalmente infondati, la rappresentazione che qui Hosoda vuole dare del “mondo di Internet” non è totalmente affine alle sue opere precedenti; se nelle prime due si nota una vena critica che si manifesta con l’Internet Outage, nell’ultimo film il regista ci vuole raccontare qualcosa di diverso, concentrandosi di più sulla componente “social” dell’Internet. “Un modo di vedere l’Internet che cambia a seconda di come si evolve l’Internet stesso” come ha affermato Hosoda in un’intervista tenuta il giorno dopo la proiezione del film.

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Il film ci racconta una storia di crescita personale all’insegna del superamento di propri traumi passati, all’apparenza “classica”, ma che integra in maniera sopraffine le tematiche ed i meccanismi odierni dei social, comprendendo sia gli aspetti negativi che positivi.
Da una parte saranno prorompenti le sempreverdi piaghe dell’hating e del cyberbullismo, magari praticato in maniera subdola da chi crede di poter fare la voce grossa con un numero importante di followers alle proprie spalle, dall’altra l’opera vuole sottolineare i grandi strumenti che i social ci possono offrire, non a livello pratico, ma a noi come persone. L’internet infatti ci dà la possibilità di esprimere noi stessi senza veli nascondendoci dietro ad un avatar, di poter condividere le proprie passioni con quante più persone possibili, di creare rapporti umani con persone che altrimenti non avresti mai conosciuto, rapporti che danno l’occasione di confrontarci con chi ha avuto esperienze diverse, proiettandoci al di fuori del limite delle esperienze reali e risultando di vitale importanza per chi non riesce particolarmente bene a mettere a frutto quest’ultime, o magari per le persone la cui voce non riesce a raggiungere l’esterno al di fuori delle quattro mura.

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Non fraintendete l’ultimo paragrafo, tutto ciò non significa che l’Internet sia meglio della realtà, infatti Hosoda non si scorda affatto di quest’ultima, in quanto metà del film si svolgerà al di fuori di U, nel mondo reale. Tutto ciò che ci può offrire il mondo virtuale alla fine ha senso solo se riusciamo ad esportarlo nella nostra vita di tutti i giorni, dove dobbiamo confrontarci con le persone vicine a noi, amici o nemici, che ci comprendono o meno, che riusciamo a comprendere o meno, e tutta la carrellata di difetti che i rapporti umani si portano con loro. Ed è proprio su questo punto che andrà a parare l’evoluzione di Suzu, un personaggio che inizialmente riesce a liberarsi delle catene dei traumi passati in U, ma che continua ad essere inetta nella realtà, dividendo sé stessa in “Belle” la cantante e “Suzu” la persona.
U è un mondo virtuale dalle mille potenzialità in cui possiamo immergere tutto noi stessi, ma Hosoda ci ricorda che non bisogna distaccarsi dalla realtà, il posto in cui viviamo la nostra vita.

Vale la pena scrivere una postilla sull’apparato tecnico, causa di ansia in molti fan che sono preoccupati della presenza della CG. A mio parere si tratta di un’apprensione priva di fondamento, nonostante alcune scene dove i modelli sono un po’ troppo plasticosi, la CG è perlopiù di alta fattura, anche grazie alla collaborazione con alcuni studi specializzati (per esempio la Khara, e la sede posta nello stato legittimo di Taiwan della Digital Frontier). Va fatta specifica menzione del lip-sync, verso il quale è stato posto molta attenzione, in quanto in molte scene nel mondo virtuale si canta. Non mi stupirebbe se queste scene fossero state realizzate con l’aiuto della motion capture.

Sarebbe anche interessante affrontare un rapido confronto estetico tra U e “Oz”, il mondo virtuale di Summer Wars. Infatti chi ha visto il film del 2009 ed il trailer dell’ultimo avrà notato alcuni “riciclaggi”, tra cui le balene e l’estetica delle vignette con cui parlano gli utenti del mondo. Nonostante alcuni aspetti siano effettivamente riciclati (probabilmente ripescati dagli archivi del comparto di compositing di Summer Wars), è indubbio anche un certo tentativo di Mamoru Hosoda di rinnovarsi nell’estetica, a partire della paletta di colori che vira verso i colori freddi (azzurro, viola, blu), aiutato anche dal Cartoon Saloon (studio di Tomm Moore) che ha posto mano alla background art (che invece scarseggiava molto nell’Oz di Summer Wars)
Nelle scene situate nel mondo reale niente di nuovo da segnalare, full kagenashi, chara acting di alto livello, gli allievi di Sadamoto lo copiano per bene

Se avete letto tutto ciò che ho scritto finora, non potete che ritenere scontata la frase con cui chiudo l’articolo: non prendete impegni nei giorni dopo il 17 Marzo; si va a vedere Belle al cinema.

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